EBBENE SI’, SONO A FAVORE DELLA LEGALIZZAZIONE

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Oggi ho avuto il piacere di essere ospitata sulle pagine del quotidiano “Modena Qui”, cercando di innescare una polemica sulla legalizzazione della Marijuana.

Nell’articolo ci si chiedeva se fosse stato uno scivolone o se per caso non sapessi la pericolosità delle droghe.

Ebbene, non è stato uno scivolone e conosco bene la pericolosità delle droghe.

Io credo fermamente che se vogliamo seriamente combattere le dipendenze, la criminalità organizzata sia necessario agire.

La mia opinione non è basata sull’ascolto di Bob Marley, o su abitudini immorali, ma sui fatti.

Complessivamente, il costo fiscale del proibizionismo in Italia dal 2000 al 2005 è stato di quasi 60 miliardi di euro (in media 10 miliardi/anno) .

Mi baso su stime fatte dal Dottor Marco Rossi.

In particolare, tra spese per l’applicazione delle normative proibizionistiche e mancate entrate fiscali, la proibizione della cannabis è costata 38 miliardi euro, 15 quella della cocaina e 6…

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Renzi, il congresso e la vittoria mutilata

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Il congresso nazionale del Partito Democratico, appena concluso nella sua fase iniziale di consultazione tra gli iscritti, ci consegna due dati a mio parere rilevanti e sui quale vale la pena riflettere.

Il primo è quello dell’affluenza, in caduta rispetto agli scorsi congressi per l’elezione del segretario, con la partecipazione ridotta a soli 300 mila iscritti che si sono recati alle urne contro i circa 500 mila a cui il partito era abituato (nel 2009 i votanti sono stati quasi 467 mila), tutto questo nonostante le forti polemiche sul tesseramento selvaggio. Un dato che rispecchia un clima di appiattimento del confronto politico, mediaticamente focalizzato più sui candidati che sulle proposte, e forse di placida rassegnazione tra gli iscritti; rassegnazione di fronte al pronostico di un risultato più volte dato per scontato e ad una vittoria già annunciata. Ma il calo dell’affluenza dovrebbe anche far sorgere alcune domande sulla vera importanza del tesserato, messo di fatto in secondo piano, dal momento che le primarie dell’8 dicembre, aperte a tutti, sono quelle decisive per l’elezione del segretario e confinano la tessera ad un ruolo marginale e ad un puro valore affettivo.

Il secondo dato è la profonda differenza tra il risultato ottenuto in questa prima fase da Renzi e il pronostico per la fase finale, quella appunto delle primarie aperte. Un risultato che fa riflettere, soprattutto se consideriamo che il futuro segretario di un partito riesce a guadagnare solo la maggioranza relativa (46%) e non assoluta tra gli iscritti di quel partito. Per la prima volta nella storia del PD un segretario si arresta al disotto del 50%, il risultato del sindaco di Firenze cozza infatti contro il 55% di Bersani nel 2009 ed è quasi ridicolo se paragonato al 76% di Veltroni nel 2007. La sua è una vittoria sofferta, striminzita, svilita e mutilata dalla nascita di una condizione politica lampante, ossia che la maggioranza del suo partito non lo sostiene; condizione, forse, che in molti avevano previsto, ma che ora è un dato di fatto e che Renzi rifiuta con forza di accettare.

G.S.

“Parson lavorav…

Citazione

“Parson lavorava con Winston al Ministero della Verità. Era un uomo grassoccio ma dinamico, di una stupidità sconfortante, un concentrato di entusiasmo imbecille, uno di quegli sgobboni adoranti e votati alla più cieca obbedienza sui quali, più ancora che sulla Psicopolizia, si reggeva la stabilità del Partito.”
(G.Orwel, 1984)

Fascismo pentastellato

In questi anni abbiamo assistito alla nascita e alla proliferazione dei partiti personali, abbiamo partecipato inermi al sacrificio dei congressi di partito sull’altare dell’uomo solo al comando, alla rimozione della figura dell’uomo politico”, che metteva a disposizione della società la sua passione, le sue forze e le sue competenze, per lasciar spazio alla figura dell’imprenditore politico, che metteva a disposizione la società ai suoi affari privati e ai suoi interessi. Abbiamo creduto alla promessa messianica del leader ricco e carismatico, all’illusione che “un giorno non lontano, ci farà diventare tutti come lui!”, e poco importava se per farlo egli calpestasse le istituzioni repubblicane, infrangesse le leggi, scarnificasse i principi democratici. Milioni di elettori, il più delle volte incoscienti anche del loro potere di voto, uniti dalla comune lotta contro il nemico della giusta causa: i comunisti, la magistratura politicizzata, i sindacati, gli intellettuali di sinistra, la costituzione poco flessibile, la democrazia. Ancora oggi, ci sembrano usuali le manifestazioni contro i giudici e contro la giustizia e ci scorre addosso, come fosse acqua tiepida, la visione di parlamentari in marcia verso il tribunale di Milano, la visione di un intero partito, di un’intera fazione piegata alle vicende personali del suo capo politico e spirituale. Tutto ciò continua ad avvenire mentre un altro spettro si aggira pericolosamente per il nostro Paese, un’ombra mistica e ambigua. È un nemico antico della democrazia, è l’avversario primordiale delle libertà individuali, la potenza distruttrice dei principi portanti delle rivolte popolari, è la forza reazionaria per eccellenza, lo scudo degli oligarchi contro il progresso delle società: il populismo. Il populismo è la mistificazione della massa, è l’illusione che sia essa a decidere, è la visione distorta della turba al governo, è l’oclocrazia organizzata al solo scopo di raggiungere l’assoluto potere egemonico del fascismo pentastellato. Ogni qualvolta Grillo urla al suo pubblico “ognuno vale uno”, le libertà personali e intellettuali dell’individuo e persino la sua ragione d’essere vengono sacrificate in nome del potere dissacrante e inesistente della folla e il rogo del libero pensiero brucia indisturbato sull’agorà virtuale della rete. Il fascismo pentastellato si fa carico dei dolori e delle sofferenze delle masse poco abbienti, le illude con false speranze e le disarma con parole accomodanti, esso non accoglie tra le sue fila solo i delusi degli schieramenti avversari, ma ingloba anche i disinformati, i qualunquisti, gli inguaribili ignoranti politici, e non li deve neppure indottrinare alla sua folle idea che, destra e sinistra poco importa, siano tutti uguali, in quanto essi lo pensano già, l’hanno sempre pensato e con molte probabilità lo penseranno sempre, per attrarli basta infatti dar loro ragione attraverso la retorica della distruzione e l’attacco ipocrita ai poteri costituiti, tutti i poteri costituiti, siano essi le istituzioni repubblicane, la magistratura politicizzata, i sindacati, gli intellettuali di sinistra, la costituzione poco flessibile, la democrazia. Il fascismo pentastellato confonde il dissenso diffuso con la legittimazione alla violenza verbale, la democrazia diretta con l’insensatezza del voto individuale, la libertà con la gabbia virtuale del web, la rivoluzione con la reazione termidoriana seguita alla presa di potere giacobino. Esso è tutto il contrario di tutto, fonda la sua egemonia culturale nell’incultura, la sua posizione politica nell’apolitica, la sua ideologia nel rifiuto di qualsiasi ideologia, Il potere assoluto nell’illusione delle masse. Perché, in verità, il populismo trova ancora una volta il suo centro di vita nell’indistruttibile figura dell’uomo solo al comando, del gerarca che si finge bolscevico, nel comico che urla alla piazza, che fa tremare i portici della vecchia città e i palazzi della vecchia classe dirigente, contrapponendo alla vecchia politica una nuova politica, già vista, più volte, nella storia dell’uomo.

G.S.

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